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Uno degli elementi più caratterizzanti della lingua italiana, sin
dai tempi di Dante, è sicuramente una sorta di innato “mutatis
mutandis”, un perenne divenire, talvolta incontrollabile. Molte
parole, sovente utilizzate nei linguaggi gergali o settoriali,
finiscono col diventare, parole di uso comune. Se dovesse mai
capitarvi di udire un dialogo surreale di questo tipo, non storcete
il naso, ma pensate che si tratta di espressioni che si leggono
abitualmente in molti articoli di giornale: non sono riportati
ancora nei più importanti vocabolari della lingua italiana, ma sono
frutto della straordinaria creatività dei giornalisti, pubblicitari,
scrittori, musicisti, poeti e pensatori a vario titolo. Un ruolo
importante giocano pure certe espressioni “giovanilistiche”.
"Ehi, rambetto, andiamo a drinkare una cosa al fast-bar in centro:
magari incontro quella tipa vamposa che mi piace, sai, quella che fa
dog-sitting dai signori Rossi... Massì, proprio quella famiglia
allungata, con le figlie un pò glitterate, che abita vicino a noi:
lui è un padre ombra, mentre la moglie è un esempio di
casalinghitudine e non ha neppure una nanny che l’aiuti; ci vorrebbe
un esperto, chessò un famigliologo, per risolvere tutti i loro
problemi".
La vitalità linguistica dell’italiano ci fa capire che il “nostro
parlar quotidiano” rappresenta una fonte inesauribile di novità
lessicali: un filone importante di italianese o di lingua italiaota:
Dal mondo della tv : quizzone, carrambata, gollonzo,
attapirato, ottusangolo, cruciverbone, velino e velona, marzullesco,
Gabibbo o pippobaudista ;
Dalla cronaca sociale, giudiziaria e politica:
localismo, seattlino, voltagabbanismo, malpancismo, social forum,
giustizierismo, larghe intese e larghe convergenze, dolcevitaiolo,
next-age, cantierabile, assentopoli e universitopoli, vallettopoli;
Dalla economia, compresa la new economy: Cococo,
Fiscovelox, condonite, cartolarizzazione, public utility, newco,
efficientamento, dotcom, manovrina,
Dalla fine degli anni ‘90 a oggi, soprattutto con l’esplosione “info-mediatica”,
circolano migliaia neologismi, tratti dai giornali, canzoni, testi
teatrali comici, espressioni gergali giovanilistiche, e non
registrati nei vocabolari: parole di nuovo conio o derivate da altre
già esistenti: internazionalismi, forestierismi, tecnicismi e anche
neologismi d’autore, per molti dei quali sono state raccolte le
prime testionianze dell’ingresso nella lingua d’uso comune. Siamo di
fronte a indizi evidenti del continuo arricchimento e della costante
evoluzione dell’italiano scritto e parlato, all’interno di un ampio
fenomeno di iper-globalizzazione che coinvolge, anche se in diversa
misura, tutte le più importanti lingue e la cultura di massa..
Tra i neologismi quotidiani, curiosità o divertimento,
segnaliamo il montanellismo ma anche il mielismo e l’aggettivo
arbasiniano; si fa strada dire cose di sinistra, portato sugli
schermi da Nanni Moretti (da cui morettismo e nannismo); si
celebrano Giampiero Mughini e la sua juventinità ma anche Roberto
D’Agostino, maestro indiscusso col suo Dagospia di pettegolezzaio e
vippaio, i personaggi del cinema vanzinesco e quelli del nuovo
filone mucciniano o la contagiante comicità della Gialappa’s Band,
da cui gialappismo. Con la pottermania si consacra uno dei più
grandi successi letterari per ragazzi, con fotoshoppare una
travolgente novità tecnologica, con orgoglio gay un termine
sessualmente corretto e con tottismo una fede calcistica cieca; ma
c’è anche il segno di un ritorno alla spiritualità, con un omaggio
al Santo Padre e ai suoi Papa-boys.
Il fenomeno va inquadrato pure nell’ambito di normale un’evoluzione
della pubblicità, non i riferimento ai contenuti, ma, di certo, al
linguaggio, in quanto modulo espressivo e comunicativo “di facili
costumi”, quindi di per sé mutevole e cangiante…..
Tratto da “Siamo tutti in mutandis” di Francesco C. Verrina
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