FRANCESCO C. VERRINA
"Un uomo sull'orlo di una crisi di verve"

Le parole sono le "puttane" di tutti che il Copy-Writer rende vergini. Nell'epoca del tutto e del contrario di tutto; dove ogni idea  è già obsoleta ancor prima di essere vista, sentita o letta, il solo modo per comunicare bene, è saper comunicare!

                       
 

  UN MICROFONO PER COMUNICARE

   

SIAMO TUTTI IN “MUTANDIS”


Uno degli elementi più caratterizzanti della lingua italiana, sin dai tempi di Dante, è sicuramente una sorta di innato “mutatis mutandis”, un perenne divenire, talvolta incontrollabile. Molte parole, sovente utilizzate nei linguaggi gergali o settoriali, finiscono col diventare, parole di uso comune. Se dovesse mai capitarvi di udire un dialogo surreale di questo tipo, non storcete il naso, ma pensate che si tratta di espressioni che si leggono abitualmente in molti articoli di giornale: non sono riportati ancora nei più importanti vocabolari della lingua italiana, ma sono frutto della straordinaria creatività dei giornalisti, pubblicitari, scrittori, musicisti, poeti e pensatori a vario titolo. Un ruolo importante giocano pure certe espressioni “giovanilistiche”.

"Ehi, rambetto, andiamo a drinkare una cosa al fast-bar in centro: magari incontro quella tipa vamposa che mi piace, sai, quella che fa dog-sitting dai signori Rossi... Massì, proprio quella famiglia allungata, con le figlie un pò glitterate, che abita vicino a noi: lui è un padre ombra, mentre la moglie è un esempio di casalinghitudine e non ha neppure una nanny che l’aiuti; ci vorrebbe un esperto, chessò un famigliologo, per risolvere tutti i loro problemi".

La vitalità linguistica dell’italiano ci fa capire che il “nostro parlar quotidiano” rappresenta una fonte inesauribile di novità lessicali: un filone importante di italianese o di lingua italiaota:


Dal mondo della tv : quizzone, carrambata, gollonzo, attapirato, ottusangolo, cruciverbone, velino e velona, marzullesco, Gabibbo o pippobaudista ;


Dalla cronaca sociale, giudiziaria e politica: localismo, seattlino, voltagabbanismo, malpancismo, social forum, giustizierismo, larghe intese e larghe convergenze, dolcevitaiolo, next-age, cantierabile, assentopoli e universitopoli, vallettopoli;


Dalla economia, compresa la new economy: Cococo, Fiscovelox, condonite, cartolarizzazione, public utility, newco, efficientamento, dotcom, manovrina,

Dalla fine degli anni ‘90 a oggi, soprattutto con l’esplosione “info-mediatica”, circolano migliaia neologismi, tratti dai giornali, canzoni, testi teatrali comici, espressioni gergali giovanilistiche, e non registrati nei vocabolari: parole di nuovo conio o derivate da altre già esistenti: internazionalismi, forestierismi, tecnicismi e anche neologismi d’autore, per molti dei quali sono state raccolte le prime testionianze dell’ingresso nella lingua d’uso comune. Siamo di fronte a indizi evidenti del continuo arricchimento e della costante evoluzione dell’italiano scritto e parlato, all’interno di un ampio fenomeno di iper-globalizzazione che coinvolge, anche se in diversa misura, tutte le più importanti lingue e la cultura di massa..

Tra i neologismi quotidiani, curiosità o divertimento, segnaliamo il montanellismo ma anche il mielismo e l’aggettivo arbasiniano; si fa strada dire cose di sinistra, portato sugli schermi da Nanni Moretti (da cui morettismo e nannismo); si celebrano Giampiero Mughini e la sua juventinità ma anche Roberto D’Agostino, maestro indiscusso col suo Dagospia di pettegolezzaio e vippaio, i personaggi del cinema vanzinesco e quelli del nuovo filone mucciniano o la contagiante comicità della Gialappa’s Band, da cui gialappismo. Con la pottermania si consacra uno dei più grandi successi letterari per ragazzi, con fotoshoppare una travolgente novità tecnologica, con orgoglio gay un termine sessualmente corretto e con tottismo una fede calcistica cieca; ma c’è anche il segno di un ritorno alla spiritualità, con un omaggio al Santo Padre e ai suoi Papa-boys.

Il fenomeno va inquadrato pure nell’ambito di normale un’evoluzione della pubblicità, non i riferimento ai contenuti, ma, di certo, al linguaggio, in quanto modulo espressivo e comunicativo “di facili costumi”, quindi di per sé mutevole e cangiante…..

Tratto da “Siamo tutti in mutandis” di Francesco C. Verrina
 

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