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INTRODUZIONE
Il Microfono è uno strano "oggetto" con il quale si può stabilire un
rapporto d'odio-amore. Davanti ad un Microfono è possibile rimanere
bloccati, impacciati...mostrare insicurezza, manifestare timidezza;
per contro, il Microfono ha la forza di produrre un senso di
"potere", esaltare le doti comunicative dell'individuo, conferire
credibilità all'atto del "parlare". Qualunque sia la circostanza, il
Microfono produce un particolare stato emotivo, poiché l'uso di tale
"oggetto" è riferito sempre ad un "contatto" con un pubblico, una
platea, un uditorio o un interlocutore, a sua volta, "microfonato".
Quando se ne fa uso, l'intento è sempre quello di voler dire,
raccontare, comunicare un'idea o lanciare un messaggio. In
qualsivoglia situazione, l'atto del "parlare" risulta più efficace,
quanto maggiore è il controllo del quadro emozionale cui sopra
DIFFERENTI IMPOSTAZIONI
Ii Dilettante: è colui che non riesce a controllare il quadro
emotivo. Operando per puro diletto, rischia di assoggettare la buona
riuscita delle proprie performances al suo stato d'animo. Per
intenderci, il Dilettante è un "lunatico" capace, talvolta, di
ottenere risultati brillanti, altre volte (e sono quelle più
frequenti) di ridursi a delle prove scialbe ed insignificanti. Il
Dilettante è un superficiale che elimina a priori gli elementi più
impegnativi e noiosi del mestiere, dimenticando che sono proprio
quelli che danno efficacia ed affidabilità alla performance
L'Improvvisatore: è colui che possiede un talento naturale
per l'improvvisazione. Di fronte ad un Microfono, egli esplode con
tutta la propria verve, ed il proprio ingegno creativo.
L'Improvvisatore è un comunicatore nato, possiede una forte carica
di simpatia, è consapevole di piacere, come minimo ne è convinto.
Egli rifugge, però, da qualunque tipo di regola, di schema mentale.
Non concepisce i limiti, quindi può risultare logorroico,
dispersivo, inconcludente, pur esprimendosi in maniera brillante e
piacevole
Il Professionista: è colui che non si affida mai al caso,
analizzando con puntiglio sia gli aspetti tecnici, sia la qualità
del "contenuto" da proporre. Pur possedendo dimestichezza con il
mezzo, capacità "comunicazionali" e freddezza a sufficienza per
poter contenere qualunque tipo d'imprevisto, egli non cede mai
all'improvvisazione, al contrario si preoccupa in primis di fare un
sopralluogo al posto dove si "consumerà" la performance, di
verificare la validità tecnica delle strumentazioni e l'acustica
dell'ambiente. Soprattutto il Professionista, pur esprimendosi con
naturalezza e spontaneità, si sarà preventivamente organizzato in
maniera da dare un "formato" e un "taglio" ben preciso ai contenuti
che verranno proposti al pubblico.
IN SINTESI
Non si può diventare immediatamente dei professionisti: tutto ciò
presuppone esperienza, studio e impegno. Si può, comunque, tenere
subito in considerazione quelli che sono i tre assunti basilari
dello stile "professionale", ossia:
1) Conoscenza del luogo dove si svolgerà la performance.
2) Prova tecnica delle strumentazioni.
3) Organizzazione per schemi dei contenuti da proporre.
LA VOCE
L'atto di comunicare attraverso il Microfono risulta più efficace
quanto più è gradevole, chiara e ben modulata la voce. Le qualità
basilari della voce sono un dono di natura, ma un utilizzo della
voce, quale strumento di lavoro (canto, speakeraggio, doppiaggio,
recitazione) necessità sempre di un minimo d’elaborazione ed
impostazione della stessa.
Il Microfono non migliora o peggiora la voce, al massimo ne
amplifica pregi e difetti. La buona resa della voce può dipendere,
invece, dalla qualità dello strumento. Un buon modello di Microfono
Professionale conferisce all'emissione vocale una migliore
"dinamica", rispettandone le naturali tonalità. Non è raro che
perfino una bella voce possa risultare metallica e stridula a causa
di Microfono di modeste capacità tecniche, riproducendo quello che
in gergo viene detto "effetto barattolo" o "effetto megafono".
Ad eccezione di taluni casi in cui esistono difetti congeniti di
emissione e modulazione vocale (balbuzie, afonìa etc.), tutte le
voci, o quasi, sono adatte al Microfono. La maggior parte di quelli
che appaiono come impedimenti e difetti, altro non sono che il
frutto d'un cattivo uso della voce sin dall'infanzia. Molti dei
difetti d'impostazione della voce dipendono dalla nostra
diseducazione "al parlare". I dialetti, peraltro a volte difficili
da ripulire, si basano su tonalità aspre, cantilenanti, gutturali.
Nelle forme dialettali le espressioni sono semplificate e le parole
troncate e storpiate. Tutto ciò si riflette automaticamente sulla
qualità del parlato anche quando si cerca di fare un uso il più
corretto possibile della lingua nazionale....
di Francesco C.
Verrina (Introduzione a "Il Microfono, Tecniche per comunicare" |